Inflazione al 2,9%. Sicuri?

25 febbraio 2008

Nell’ultima comunicazione Istat l’Istituto annuncia che il tasso di inflazione in Italia si è attestato al 2,9%. Pesano su questa misura in particolare il petrolio e gli alimentari che nell’ultimo anno hanno contribuito alla lievitazione dei prezzi al consumo. Il dato che però maggiormente preoccupa è che a fronte di una crescita dei prezzi per i beni a bassa frequenza di acquisto (che praticamente acquistiamo poche volte l’anno) che si attesta intorno al 2%, i prezzi dei beni ad alta frequenza di acquisto (quelli che praticamente acquistiamo ogni giorno o quasi come i generi di prima necessità), hanno registrato una crescita di quasi il 5% su base annua.

Questo dato non sorprende chi, come i lavoratori dipendenti o i pensionati, lamentano già da tempo una crescita dei prezzi molto più consistente di quella che i media vogliono farci credere per svariate ragioni, tra cui quelle di partito. E con la difficoltà a siglare i nuovi contratti collettivi delle diverse categorie di lavoratori, la situazione potrebbe acuirsi drammaticamente. Le spinte inflazionistiche, infatti, risentono molto della dinamica delle aspettative che ad oggi non sono proprio ottimistiche, facendo pensare ad un aumento selvaggio dei prezzi da qui ai prossimi mesi.

Qualcuno vorrebbe anche farci credere che la soluzione sia quella di liberalizzare alcuni mercati protetti, come se nessuno si fosse accorto che le liberalizzazioni fatte in passato come nel mercato della RCA auto hanno portato a ulteriori e più consistenti aumenti delle tariffe. Oppure, nei mercati con elevate barriere all’ingresso, hanno portato alla creazione di oligopoli che altro non sono che la base per il cartello sui prezzi (vedi petrolio ed energia in particolare).

Soluzioni serie a breve non credo che ce ne siano, semmai occorrerebbero riforme strutturali di lungo periodo, ma penso che un maggiore controllo sui prezzi al consumo sia in questo momento quanto mai auspicabile e una piccola limatina alle accise sui carburanti non potrebbe fare che bene. Difatti, sul prezzo alla pompa dei carburanti l’IVA e le accise pesano per più del 60%. Alcune accise furono introdotte per sostenere spese temporanee risalenti addirittura a quasi un secolo fa e mai più tolte: guerra di Abissinia del 1935, la crisi di Suez del 1956, il disastro del Vajont del 1966, l’alluvione di Firenze del 1966, i terremoti del Belice del 1968, del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980, nonché la missione in Libano del 1983 e quella in Bosnia del 1996.

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