Buone notizie per il prezzo del barile? Forse!

23 giugno 2008

In un contesto come quello che ha caratterizzato il mercato petrolifero negli ultimi mesi, con prezzi che hanno sfiorato ripetutamente i 140 dollari al barile, fa effetto la decisione del governo cinese di aumentare del 18% il prezzo dei carburanti.

A parte il fatto che per me il prezzo del petrolio nell’ultimo anno è legato a doppia mandata alle speculazioni fatte dai grandi investitori (finanziati dalle più importanti banche mondiali che hanno tutto l’interesse a spingere esperti del settore a lanciarsi in profezie da 200 e addirittura da 400 dollari al barile entro pochi mesi per lucrare sui finanziamenti concessi ai clienti/speculatori o direttamente sui futures), la decisione del governo cinese rappresenta un debole segnale di qualcosa che inizia a scricchiolare nell’economia asiatica.

Infatti, dopo che per tanto tempo i prezzi del comparto energetico cinese si sono mantenuti pressoché invariati a causa dei sussidi pubblici, adesso sembra che la situazione non sia più sostenibile e parte di questo peso viene scaricato su consumatori e imprese. Le conseguenze sono facilmente immaginabili e presagiscono un leggero rallentamento della domanda cinese sui mercati mondiali e principalmente in quello dell’energia, che fa sperare in un allentamento delle tensioni che caratterizzano attualmente il prezzo del barile (sempre speculatori permettendo!).

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7 Responses to “Buone notizie per il prezzo del barile? Forse!”

  1. dan Says:

    A me piacerebbe sapere come degli speculatori possano far raddoppiare in un anno il prezzo del petrolio da 70 a 140$.

    Possono farlo oscillare attorno ad una valor medio in più o in meno, ma non stabilirne il prezzo. Ricordo che i contratti futures, di cui si parla, sebbene raramente possono qualche volta essere tradotti in consegna reale della materia prima (occorrono 500 contratti da 1000 barrel dato che nel modo reale l’unità minima di scambio corrisponde a 500 000 barrel di greggio sul mercato IPE di londra) I futures sono legati al mondo reale attraverso questo sistema detto Exchange for physical.


  2. @dan: Dipende dagli speculatori: se sono costituiti dalle più grandi banche del mondo certo che possono far lievitare il prezzo più del doppio del livello di partenza. Chissà come mai il prezzo del barile ha iniziato la sua corsa inarrestabile in concomitanza con la crisi dei mutui negli States??
    Inoltre tutte queste previsioni del barile a 200 o a 400 dollari al barile non servono ad altro che a spingere i rialzisti ad acquistare sempre di più e sempre a prezzi maggiori. Questo porta il prezzo di equilibrio tra domanda e offerta sempre più in alto e molto velocemente visto che si gioca sul mercato dei derivati.
    Ormai c’è uno scollamento tra mercato reale e virtuale (leggi derivati e quindi futures) che fa sì che se da un lato il prezzo del greggio è sempre più alto, dall’altro ci sono superpetroliere in cerca di compratori, situazione anomala e paradossale che manifesta ancora una volta la natura speculativa del fenomeno.
    Credo infatti all’OPEC quando dice che il mercato è ben rifornito e che non c’è la necessità di incrementi di produzione.
    Staremo a vedere, ma intanto la situazione inizia a farsi pesante!

  3. dan Says:

    Ammetto che sia difficile stabilire con certezza quando il prezzo del petrolio ha cominciato a salire, tuttavia giè dalla seconda metà del 2004 stava fra 40-50$ al barile, fra i 60-70$ nella seconda metà del 2006 e fra 70-80$ nella seconda metà 2007 (settembre-ottobre. E’ vero che l’ultimo incremento repentino è avvenuto con il riacutizzarsi della crisi dei mutui Subprime, tuttavia questo è stato un fenomeno tipicamente americano, il grosso delle perdite è avvenuto in quel mercato, sebbene UBS (svizzera), Northern rock (inghilterra) e qualche banca tedesca ci abbiano lasciato parecchi soldi, pressapoco stiamo parlando di 15/1-20/1. Se è per questo, anche se se ne parla poco sembra che un’altra crisi stia arrivando, sempre negli usa, pare che la % di acquisti con la carta di credito che vanno a buon fine si sia ridotta, questo genererà sofferenze nelle banche di valore almeno doppio di quello causato dai subprime.

    Io non ci vedo nessun nesso fra la crisi dei mutui e quello dei subprime e non credo agli speculatori. Il mercato dei futures è regolamentato, io potrei acquistare un futures sull’olio e poi rivenderlo, magari guadagnandoci, ma non posso crearlo. E’ chiaro che per ogni futures acquistato c’è qualcuno che lo vende e viceversa, e sembra che molti futures siano trattati da operatori commerciali, cioè da chi ha interesse nel sottostante oil, raffinerie, broker, compagnie aeree, che cercano di cautelarsi con prezzi certi nel futuro prossimo.

    A me sembra che dare la colpa agli speculatori equivalga a negare che semplicemente c’è un eccesso di domanda rispetto ad un’offerta scarsa o in diminuzione, il prezzo riequilibra i due aspetti.

    Quale politico andrebbe in televisione ad annunciare “Signori, la festa è finita, ora è tempo di tirare la cinghia e cambiare le proprie abitudini”? è più semplice dare la colpa a qualche ignoto speculatore.

    P.S. Ricordo che il mercato oil è il più grande mercato al mondo per valore, nessuna banca o istituzione o fondo avrebbe la forza necessaria per fare aumentare del doppio in pochi mesi, 8-9 mesi.


  4. @dan: se il problema fosse solo lo squilibrio tra domanda e offerta credo che il prezzo oscillerebbe entro certi limiti e non incrementerebbe di oltre 12$ in una sola giornata. Inoltre, il prezzo di equilibrio sarebbe aumentato molto gradualmente anche perchè l’incremento della domanda nell’ultimo anno non è stato tale da generare prezzi folli a tal punto. Poi è da considerare che la produzione è rimasta pressocchè invariata, anzi è leggermente aumentata (OPEC a parte) senza che i prezzi ne beneficiassero. Non posso fare a meno di pensare che tutti questi segnali dati al mercato con ‘chiamate’ a 200, 400, 500 $ al barile nel giro di un anno non hanno altro scopo se non quello di modificare le aspettative del mercato e generare guadagni immensi per poche persone, accelerando la salita dei prezzi.
    Oltretutto, come me le spieghi le superpetroliere in giro alla ricerca di compratori?

  5. dan Says:

    Prendo i dati dal’OIL Market report del 10 giugno: lo puoi trovare nel sito dell EIA.

    Nel primo quadrimestre 2008 il consumo medio giornaliero di petrolio è stata di 87 milioni di barili
    Nel primo quadrimestre 2007 il consumo medio giornaliero di petrolio è stato di 85.5 milioni di barili. La differenza è stata di 1.5 Mbll/d, che sono tanti, pensa che il tanto strombazzato giacimento di kashagan di Eni & company produrrà 1.5 Mbll/d a regime nel 2013.

    nelle stesso periodo e report vedi che il petrolio non OPEC è diminuito, nonstante i prezzi, perchè molti giacimenti sono in declino, da 50.4Mbll/d a 49.7 Mbll/d, quindi se l’OPEC mantiene costante la sua produzione il tutto si traduce in una diminuzione dell’offerta.

    Di sicuro le “chiamate” modificano i prezzi, ma come è scritto da molte parti sono i fondamentali che le determinano.

    Una curiosità, sei la seconda persona che mi parla di queste petroliere prive di compratori: da dove viene la notizia?


  6. Guarda, la notizia l’ho letta su un paio di quotidiani di cui uno è il Sole 24 ore.

    Di sicuro la causa non è solo una, sarebbe semplicistico, ma non credo che prezzi così alti siano solo il frutto di mancato allineamento tra domanda e offerta (almeno non oggi). Quello di cui sono certo è che tra 15-20 anni il petrolio ce lo regaleranno per quanto costerà poco, ma fino ad allora ci troveremo a gestire una crisi di proporzioni spaventose che rappresenterà forse il preludio di una nuova rivoluzione industriale.


  7. […] 2008 Ieri ho avuto un piacevole quanto interessante scambio di battute con un lettore del blog in questo post, dove si parla delle possibili cause dei prezzi del barile registrati negli ultimi […]


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