Oggi la madre di Tore e Ciccio, i piccoli fratellini di Gravina di Puglia scomparsi a giugno del 2006, dovrà confermare che i due corpi ritrovati nella cisterna a pochi passi da casa sono realmente i suoi due figli.

Non voglio assolutamente entrare nel merito della vicenda già di per sè poco chiara e forse frettolosamente chiusa, ma vorrei solo prenderne spunto per soffermarmi sulle formalità richieste dalla legge per attestare ufficialmente l’identità dei corpi ritrovati. Chiedo se non esista altro modo per stabilire l’identità di un cadavere soprattutto nei casi in cui l’avanzato stato di decomposizione o l’orrore di corpi straziati da morti orribili rendono il rito del riconoscimento ufficiale un ulteriore macigno per chi è già abbondantemente provato dalla dolorosa perdita di una persona cara. Spesso quelle ultime immagini restano indelebili, diventando una tortura aggiuntiva in quanto rivelatrici della tremenda sofferenza e dell’orrore che hanno accompagnato gli ultimi istanti di vita.

Indagini genetiche ed antropologichetest ossei, verifiche di compatibilità, ecc., suppongo che possano confermare al 100% l’identità di un cadavere, e se sto dicendo una cazzata vi prego di smentirmi. Quindi, perchè sottoporre a questo strazio le famiglie, soprattutto in casi di morti violente o che hanno lasciato segni inequivocabili di sofferenza sui corpi?

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