Ebbene sì, anche l’ultima speranza di evitare che le ‘alte’ cariche dello Stato possano d’ora in poi gestire meglio i propri affari personali in nome del Popolo italiano è tramontata.

Sul colle, a dirla come Beppe Grillo, si sonnecchia e non ci si accorge che quella dei politici si sta inesorabilmente trasformando in oligarchia e prestissimo (se nessuno se ne accorgerà in tempo) diverà vera e propria dittatura.

Napolitano parla di atto dovuto, di pronucie precedenti della Consulta che in un certo senso lo obbligano a firmare il decreto, ma non si accorge che in Italia l’immunità non avrebbe i benefici che potrebbe avere in altri stati con ben altra tradizione e soprattutto con ben altri ‘costumi’! Non si rende conto che firmando questo decreto delude il 90% del popolo italiano che nel Presidente della Repubblica vede un baluardo contro il sovvertimento dei fondamenti costituzionali della Repubblica e uno scudo contro tentativi di abuso di potere.

Tolti Pertini e Ciampi, i Presidenti della Repubblica degli ultimi 30 anni non hanno mai attirato le mie simpatie e la mia stima, ma credo che con l’attuale Napolitano abbiamo davvero toccato il fondo. Senza offesa Presidente!

Sono un credente, nel senso che credo che ci sia qualcosa o qualcuno che ci aspetta dopo che avremo salutato per l’ultima volta la vita terrena. Che si chiami Dio, Allah, Buddha o altro proprio non lo so e forse non riveste neanche tanta importanza.

Non credo invece nella Chiesa, intesa non come casa di Gesù ma come istituzione e partito politico, capace di influenzare le decisioni non solo religiose ma soprattutto politiche ed economiche. Non credo nella Chiesa intesa come combriccola di esseri umani che si arrogano il diritto di giudicare la morale e le scelte individuali di altri esseri umani benché legittime per l’ordinamento giuridico, puntando il dito contro e proferendo sentenze. Non credo nella Chiesa che abusa della coscienza popolare e della ‘parola di Dio’ per alimentare il proprio potere ed il proprio tornaconto. Non credo nella Chiesa fatta di predicanti della retta via ma col culo degli altri. Non credo nella Chiesa terrena, insomma.

E ad alimentare questa mia avversione nei confronti di questan Chiesa contribuiscono anche parole come quelle pronunciate di recente da Papa Benedetto XVI che in un videomessaggio indirizzato al Congresso eucaristico mondiale nel Quebec tuona: ”Solo i puri, coloro che non sono macchiati dal peccato possono ricevere l’ostia consacrata”.

Sottolineando il fatto che l’eucarestia e tutti gli altri sacramenti altro non sono che rituali simili a quelli che i pagani compivano durante l’adorazione degli dei (ma non ditelo a Papa Ratzinger che non approverebbe questo ovvio paragone), non credo che un comune essere umano, anche se Papa, possa giudicare una scelta personale, peraltro pienamente legittima, puntando il dito contro un divorziato e proibendogli di ricevere la comunione. Io non sono divorziato e nemmeno sposato, anche se convivente ed immensamente appagato dall’amore quotidiano che dedico alla mia compagna e di quello che da lei ricevo, ma per questo peccatore a giudizio della Chiesa terrena e indegno di ricevere il sacramento eucaristico. Ma anche se fossi divorziato e risposato e in un particolare momento della mia esistenza di peccatore sentissi il bisogno di aggrapparmi alla fede cercando conforto nell’eucarestia, non avrei certo timori a presentarmi davanti a Dio e fare la comunione, alla faccia di quello che il Papa ne possa pensare. E non credo che Dio (quello misericordioso tanto decantato a parole e non a fatti dalla Chiesa) mi punirebbe o mi fulminerebbe allontanandomi dalla sua casa, la vera CHIESA.

Anzi dirò di più: pur non essendo un fanatico di Cristo e della religione, più di qualche volta mi è successo di rivolgermi alla fede ed all’eucarestia in particolare per superare periodi non proprio belli nei quali forse vedevo nella fede l’unico sostegno e l’unica via d’uscita. Attraverso il rito dell’eucarestia, veramente sentito in quei momenti, sono riuscito a venirne fuori con pace e serenità.

E quindi, a cosa dovrebbe provvedere Dio, o qualsiasi altra Entità suprema, se non a sorreggere il povero essere umano e donargli misericordia anche quando commette peccati? Ma questa interpretazione di Dio cozza con l’avidità di potere della Chiesa terrena. L’equazione è antica ma molto semplice: senza timore non esiste potere. Infatti, la Chiesa terrena ha la necessità di intimorire il cristiano, il fedele, l’essere umano per ottenerne la subordinazione e per questa via il potere e quindi l’arricchimento. E quale timore e paura più forte dell’inferno per plagiare il popolo ed ottenere la sua sottomissione?

Meditate gente, meditate!

Basta leggere le motivazioni che hanno spinto Berlusconi a candidare Ciarrapico nelle liste del Pdl per capire in che razza di Paese viviamo. L’Italia, il Belpaese, la culla della cultura mondiale se la sono mangiata e continuano a mangiarsela come piranha affamati finchè non vedranno l’osso. E non ci vorrà molto altro ancora.

Se in un clima come quello odierno dove l’umana sopportazione dei cittadini italici è ormai al colmo della misura, dove si parla ormai di Casta per riferisi alla classe politica, dove da più parti si implora affinchè i personaggi che vanno in Parlamento siano davvero rappresentanti degli interessi dei cittadini, dove si chiede che gli interessi dei singoli vengano messi da parte a vantaggio della comunità, il candidato premier del Pdl giustifica la candidatura di Ciarrapico così innocentemente, come se avesse detto la cosa più normale del mondo affermando che “…Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo…”, è sintomo evidente che del Popolo italiano (quello con la P maiuscola e non quello che impropriamente il leader del centrodestra utilizza indegnamente come nome del suo partito) non interessa un cazzo a nessuno.

Cittadini italiani, la misura è davvero colma. Nessuno schieramento politico ha come obiettivo quello di tutelarci. Nessuno ha a cuore le nostre richieste. Uno schieramento vale l’altro. Se l’Italia non se la finisce di mangiare uno ci pensa l’altro. Se una volta bastava non andare a votare oppure votare scheda bianca per richiamare l’attenzione, oggi non è più sufficiente. Occorre un gesto simbolico di maggiore incisività che faccia parlare e che abbia risonanza anche all’estero. Un gesto che testimoni il malcontento di un Popolo e di un Paese a cui hanno segato le gambe per evitare di rialzarsi e combattere.

Io propongo, e se siete d’accordo con me divulgate l’iniziativa sui vostri blog, di annullare la scheda elettorale fuori dalla cabina con una grande X, alla presenza del Presidente di seggio e degli scrutatori. In questa maniera il Presidente è obbligato a redigere un verbale per ogni scheda annullata in sua presenza fuori dalla cabina elettorale e di indicarne la motivazione.

Anche solo un 10% di schede annullate in questa maniera avrebbe grosse ripercussioni e potrebbe portare, nell’ipotesi più ambiziosa, all’annullamento delle operazioni di voto.
E se anche così non fosse, l’iniziativa avrebbe una eco tale da far parlare dell’accaduto giornali e TV (anche quelli servi di regime!!), dando voce alla protesta ed al malcontento del Popolo contro casta e legge elettorale.

Alternative ormai non ce ne sono più, anche perchè ci hanno privato della libertà di sceglierci la persona cui affidare il nostro voto, arrogandosi il diritto di giocarselo all’interno delle sezioni di partito secondo logiche di clientelismo e di tornaconto personale.

Io farò così e spero che come me facciano anche tantissimi altri. Forza allora, iniziamo a farci sentire davvero. L’Italia è nostra: iniziamo a riprendercela! 

Io preferisco Mina

8 marzo 2008

Una volta c’era la grande Mina a cantare una canzone che durante il ritornello ripeteva: parole, parole, parole… oggi invece…

Non sono comunista ma questa volta un piccolo plauso lo devo fare all’On. Diliberto del Pdci che rinuncia a candidarsi nel suo collegio sicuro in Piemonte per lasciare spazio a Ciro Argentino, operaio della Thyssen Krupp, che altrimenti non sarebbe mai stato eletto, aggiungendo che la politica si può fare anche fuori dalle Istituzioni. Parole sante, aggiungo io, in quanto la vera essenza della politica dovrebbe essere quella!

Considerato che il candidato che prende il posto di Diliberto non è un operaio qualsiasi ma è dipendente dell’azienda in cui a dicembre morirono in un rogo 7 operai, dietro questa vicenda vedo comunque un intento promozionale. A suffragare questa mia impressione basta dare uno sguardo a come tutti i giornali abbiano prontamente dato risalto alla notizia qui, quiqui, qui, qui, qui e qui. Tuttavia, devo comunque ammettere che in questo clima di tensione e di attaccamento alle poltrone quello di Diliberto è sicuramente un gesto da encomiare.

Casini: 10 e lode!

7 marzo 2008

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Tutti gli italiani chiedono a gran voce un ricambio generazionale della classe politica italiana, anche sulla scia di Paesi come la Spagna di Zapatero (48 anni), che recentemente ci ha sorpassati anche nella speciale classifica del PIL pro-capite. O, ancora, come la Francia di Sarkozy (53 anni) o gli USA che candidano un giovane Obama di appena 47 anni alla guida del Paese più influente al mondo. 

La speranza degli italiani, in questo caso, era di sbarazzarsi definitivamente dei politicanti di mestiere che ci hanno letteralmente messi con le pezze al culo, dopo che per oltre 50 anni hanno fatto i porci e comodi loro. E invece il bel Pier Ferdy cosa fà? Ma certo, candida un giovine di belle speranze, Giriago De Mida  (all’anagrafe Ciriaco De Mita) di appena 80 anni, come capolista al Senato in Campania, dopo che il PD del signor MaAnche (al secolo Veltroni) lo aveva escluso dalle liste perchè ritenuto ancora troppo giovane per potersi candidare, e lui se l’era presa, e non poco.

Tutti gli italiani chiedono a gran voce che vengano sbattuti fuori dal Parlamento a calci nel culo inquisiti e condannati, per ripulirlo da tutti quei personaggi indegni di rappresentarci in Italia e all’estero. E secondo voi Pier Ferdy cosa fà? Ma è ovvio, ci regala una perla di uomo come candidato: il mafioso (…oh, scusate per la parolaccia!) Totò (sì, anche quell’altro si chiamava Totò…) Cuffaro.

Sì, bisogna proprio dirlo: quel buon uomo di Pier Ferdy ha proprio una grande considerazione per l’opinione degli italiani. Mi raccomando, ricordatevene quando sarete alle urne e contraccambiate cotanto affetto!

Recordmen del porno

7 marzo 2008

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E hai detto tutto!!

Via | Manublog