Ancora petrolio

3 luglio 2008

Ieri ho avuto un piacevole quanto interessante scambio di battute con un lettore del blog in questo post, dove si parla delle possibili cause dei prezzi del barile registrati negli ultimi mesi.

Ora, leggendo queste dichiarazioni del ministro del Petrolio iraniano e del segretario generale dell’OPEC, mi rendo conto di come questi personaggi stiano sfruttando la situazione che si è creata intorno al greggio per generare ulteriori e immensi guadagni per i Paesi del sud-est asiatico. Questi ulteriori proventi serviranno a finanziare la riconversione della loro economia, attualmente basata sulla produzione e vendita di greggio, proprio quando le riserve di petrolio dei loro giacimenti saranno prosciugate. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che Paesi come l’Iran (4° produttore mondiale di greggio) stia tanto battendo il tasto del nucleare facendoci credere che sia per scopi militari (aumentando così le pressioni sul prezzo del greggio e introitare maggiori guadagni) quando tali investimenti sono prevalentemente di carattere industriale e probabilmente indirizzati alla riconversione dell’economia Iraniana verso la produzione di energie non derivanti dal petrolio ma dal nucleare.

Gli altri Paesi hanno quindi tutto l’interesse a dichiarare di non poter sopperire ad una mancata produzione di petrolio da parte dell’Iran, con conseguenze facilmente immaginabili sul livello dei prezzi e sui guadagni di questi personaggi.

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